Sede Theta Edizioni

Quanta storia tra le mura dei nostri uffici

Collocato alle porte delle storiche Mura Occidentali di Jesi nei pressi di “Porta Garibaldi” (ex porta San Floriano), l’edificio che oggi ospita gli uffici della nostra sede operativa, ha alle spalle una dignità ed una storia che si spinge indietro nel tempo sino al 1480, collocandosi tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna con la scoperta dell’America e l’avvio di un nuovo periodo caratterizzato dalla rinascita dell’arte e della cultura: il Rinascimento. 

Il nostro attuale luogo di lavoro, al tempo era un’osteria – taverna del Borgo San Floriano alle porte della cittadina. La sua storia è  documentata da un testo del 1563 Translazione del corpo di S. Romualdo fondatore del Sacro Heremo et Ordine di Camaldoli – FORTUNIO, Agostino – Monaco camaldolese e è proprio in questo luogo che  si compì un misfatto e un miracolo.

Tutto ha inizio nel 1480 quando due monaci ravennati chiesero pernotto proprio in quell’osteria. Nessuno sapeva che con loro portavano il furto delle spoglie di San Romualdo, fondatore dell’eremo di Camaldoli, sottratte dall’abbazia di Val di Castro. Si legge che i due lasciarono incustodite le stesse reliquie nella stanza del locale per poi dileguarsi verso Jesi. Fu un fanciullo ad accorgersi che in quella stessa stanza era scoppiato un incendio e ne diede allarme. In realtà aperta la porta ci si rese conto che non vi era alcun incendio ma il sacco con le ossa del Santo. Ossa che per un bel pezzo furono contese tra Jesi, Fabriano e Val di Castro. Solo nel 1481 per effetto dell’intervento del legato pontificio, il santo venne collocato nel monastero del Ss. Biagio e Romualdo in Fabriano. A Jesi restò la custodia dell’osso dell’omero di San Romualdo tutt’oggi nel Duomo della città.Il Borgo San Floriano divenne così subito meta del pellegrinaggio dei tanti che, dalla città e dal contado, si recavano a visitarla per implorare grazie, favori, miracoli. Nel 1710, perché non si perdesse la memoria di quel prodigio, venne costruita in quel luogo una chiesetta, intitolata appunto a San Romualdo, con attiguo ospizio per pellegrini. Lo spazio antistante si chiama ancora oggi Piazza San Romualdo.

La chiesetta negli ultimi anni fu detta anche la Chiesa dei canestrai per la presenza nelle sue vicinanze di diversi laboratori del vimini. La sua estetica sino agli settanta mostrava il fronte architettonico con una doppia scalinata. Nel tempo poi perse fedeli, fu sconsacrata e utilizzata altrimenti…sino ad arrivare ad ospitare i nostri uffici.